Comune di Bosa

Bosa si presenta quasi all’improvviso al suo visitatore, adagiata sul fondovalle, attraversata dal corso sinuoso del fiume Temo, l’unico navigabile dell’intera Sardegna; poco distanti luccicano le acque cristalline del meraviglioso mare della costa nord-occidentale dell’isola, ricche di coralli fra i più pregiati al mondo e di mille varietà di pesci. La cittadina di Bosa affascina per i suoi panorami e per l’intensità dei colori che la caratterizzano: dominata dal Castello dei Malaspina, intorno al quale si arroccano le case dell’antico borgo medioevale di “Sa Costa”, vi stupirà per il verde intenso degli ulivi secolari che contrasta con l’azzurro del mare mentre sulle placide acque del fiume si specchiano le antiche conce, “Sas Conzas”, dichiarate monumento nazionale nel 1989.L’origine della città è documentata da un’iscrizione fenicia del IX secolo a.C., anche se il territorio è frequentato da epoche ben più antiche, come dimostrano le domus de janas di Tentizzos e Torre Argentina, solo per citarne alcune.Nel periodo romano la “Bosa Vetus” sorgeva più spostata verso l’entroterra rispetto alla posizione odierna, sempre lungo il corso del fiume nei pressi della chiesa di San Pietro, notevole esempio di architettura romanica risalente all’XI secolo. Il trasferimento nella zona attuale risale al periodo della costruzione del castello, nel 1112, quando nacque il caratteristico centro storico fatto di vicoli, portici e spiazzi dove ancora oggi le donne tessono col telaio a mano il famoso “filet”, dando vita a vere e proprie opere d’arte.Un’altra opera d’arte, questa volta enologica, è la superba Malvasia di Bosa D.O.C., vino color ambra adatto ad accompagnare i dolci sardi, che è possibile gustare nelle tipiche cantine bosane.Passeggiando per le vie della cittadina è facile lasciarsi trasportare indietro nel tempo, ma tornare ai giorni nostri è un piacere che ci fa scoprire il suo magnifico ambiente naturale, rappresentato da oltre 40 km di coste incontaminate, di insenature e calette, di scogliere sulle quali nidifica il maestoso grifone.Un’occasione unica per scoprire Bosa è offerta dalle sue feste, come quella di Santa Maria del Mare, con l’affascinante processione sul fiume delle barche dei pescatori addobbate a festa o quella di Nostra Signora di Regnos Altos, con il centro storico adornato dai tradizionali “altarittos”, caratteristici altari votivi.

 

Da vedere nel Comune di Bosa

 

Castello dei Malaspina del Comune di Bosa


Costruito nel 1112 dai marchesi di Malaspina dello Spino Secco, ha un aspetto imponente nonostante restino solo le torri e il muro di cinta.Ampliato e ricostruito nel '300, racchiude una superficie di diecimila metri quadrati.Del castello vero e proprio rimangono in piedi solo alcuni muri nell'angolo nord-est del recinto, ai piedi della Torre maestra.Costruita in blocchi di trachite ocra chiaro agli inizi del Trecento, è oggi in fase di ristrutturazione.All'interno delle mura l'unica costruzione rimasta in piedi è la chiesa di Nostra Signora di Regnos Altos, costruita nel Trecento e restaurata nel 1974-75.Al suo interno è stato ritrovato un ciclo di affreschi di scuola catalana, uno dei pochi rimasti in Sardegna.Dai bastioni della torre, la vista spazia sulla chiesa di San Pietro, la bassa valle del Temo e i tetti rossi di Sa Costa.Piacevole la discesa verso il centro attraverso la ripida scalinata in pietra lungo i pochi resti della cinta che un tempo proteggeva a est tutto l'abitato.


Chiesa di San Pietro del Comune di Bosa


L’antica cattedrale della diocesi di Bosa, dedicata a S. Pietro, fu costruita tra il 1062 ed il 1073.
La chiesa, situata in una pittoresca posizione, nelle sue attuali strutture è il risultato di un lungo processo costruttivo, svoltosi in almeno tre diversi momenti. Un’iscrizione posta all’interno, sulla pila dell’acqua santa, ricorda la posa della prima pietra nel 1062 e la costruzione, ad opera di Sisinnio Etra, del seggio vescovile: questa prima fase, il centro attuale dell'opera, fu completata nel 1073 ad opera del vescovo Costantino de Castra.Nel secondo decennio del XII secolo vennero eretti l’abside, con le due campate contigue, quattro campate verso la facciata, il robusto campanile e parte delle murature laterali, con le monofore gradonate, che alcuni studiosi hanno giudicato molto arcaiche e quindi influenzate da quelle del S. Matteo di Pisa.La terza fase, riferita ora all’ultimo decennio del XIII secolo, comprende il prospetto, parte della fiancata nord-occidentale, due sottarchi costolati della navatella, tutti decisamente orientati verso le forma gotiche francesi, importate dai monaci cistercensi, che possedevano a Bosa i monasteri di S. Maria di Caravetta e di S. Maria Salvada. Nel suo aspetto complessivo, la chiesa si presenta a tre navate, divise da tre robusti pilastri rettangolari, con tetto centrale a capriate le volte a crociera sulle navatelle e un unica abside. Nella facciata, attribuita ad Anselmo di Como, costruttore del S. Pietro di Zuri, si nota la caratteristica edicoletta sulla cuspide e i tre rosoni quadrilobati, gli archi a sesto acuto con agli scarichi gli altorilievi che rappresentano i simboli dei quattro evangelisti. Sull’architrave in calcare sono raffigurati S. Pietro. S. Paolo, la Madonna con bambino, S. Costantino, omonimo del vescovo Costantino de Castra.

Cattedrale dell’Immacolata del Comune di Bosa


L’attuale edificio sostituisce l’antica cattedrale dedicata a S. Maria, risalente agli inizi del XII secolo e restaurata nel XV.Le precarie condizioni della chiesa originaria indussero il Capitolo della Cattedrale ad avviare nel 1803 una ristrutturazione completa dell’edificio affidata all’architetto Salvatore Are che terminò i lavori successivamente alla stessa consacrazione ufficiale avvenuta nel 1809.L’interno si presenta ad una navata con un accenno di cappelle ricavate tra i contrafforti incassati nelle pareti laterali; il presbiterio rettangolare, rialzato rispetto alla navata, è caratterizzato da una volte a botte spezzata, che sostituisce la tradizionale copertura a crociera; all’interno, sulla parte destra, si estende un braccio con cappelle laterali e, alla testa, un vano absidato e cupolato. La facciata a capanna ha un portale ad arco acuto modanato ed un coronamento di archetti pensili ogivali nella quale è ravvisabile l’influsso della composizione della chiesa del Carmine.


Chiesa e convento del Carmine - "N.S. del Soccorso" del Comune di Bosa


I carmelitani, che da secoli occupavano il monastero di S. Antonio Extramuros, ottennero nel 1606 l’autorizzazione a trasferirsi nella vecchia chiesa di Nostra Signora del Soccorso, presso la porta di S. Giovanni; solo dopo un secolo e mezzo iniziarono però i lavori di costruzione della nuova chiesa del Carmine, che furono conclusi nel 1779, come testimonia la data incisa sul portale del prospetto, e la cui consacrazione avvenne nel 1810 per opera del vescovo Gavino Murro. L’edificio è ad unica navata divisa in quattro campate da lievi sottarchi che scaricano su pilastrate, tra le quali si aprono quattro cappelle per lato, anch’esse, come la navata, voltate a botte. Conclude l’aula un alto presbiterio a pianta quadrangolare coperto da una cupola emisferica e con al centro l’altare maggiore datato al 1791. La struttura interna risente dell’influsso della chiesa del Gesù del Vignola a Roma. Il prospetto, intonacato e con membrature in trachite rossa a vista, è diviso in due ordini conclusi da un mosso frontone; il motivo del portale, sorretto da un cappello barocco misurato ed armonico, entro cui è collocata l’insegna del Carmelo, si ripete ampliato nel frontespizio tutto giocato su linee concave e convesse. Degni di nota all’interno la bellissima bussola lignea e gli altari in chiaro stile barocchetto piemontese.


Il Castello di Serravalle del Comune di Bosa


Nel 1112 i marchesi Malaspina edificarono il castello sulla sommità del colle Serravalle e da allora ebbe inizio la fase di trasferimento della popolazione dalla zona bassa, lungo il Temo, poco difendibile dagli attacchi saraceni che potevano penetrare all’interno attraverso il fiume, verso la parte sottostante il castello, protetta dalle mura.Il complesso fu costruito in varie fasi, a partire dal 1112 vennero realizzate alcune delle torri del mastio.Più tardi la cinta muraria fu ampliata, con la costruzione di alcune torri quadrate (1330 circa). Un ulteriore ampliamento consistette nella costruzione della torre pentagonale e del terrapieno ottagono verso il mare e dell’estensione della cinta muraria a tutto colle. In questo modo il complesso raggiungeva il perimetro di 300 metri intervallato da sette torri poligonali e quadrate, racchiudendo una superficie di oltre un ettaro.


Chiesa di Regnos Altos del Comune di Bosa

Nella piazza d’armi del castello Malaspina sorge la chiesa di Regnos Altos, coeva alla costruzione della fortezza. L’edificio era in origine dedicato a S. Andrea, poi, dopo che nel 1847 fu scoperta tra i ruderi del castello una statuina della Vergine l’edificio fu a lei dedicato. Al suo interno nel 1972 è stato scoperto un importante ciclo affrescato di scuola toscana datato 1340-45. Gli autori restano anonimi ma per i temi trattati è evidente l’influsso dei francescani. Secondo gli studi più recenti condotti e pubblicati dalla storica dell’arte Fernanda Poli (La Chiesa del Castello di Bosa. Gli affreschi di Nostra Signora de Sos Regnos Altos, EDES 1999) ogni scena pittorica del ciclo contiene le virtù professate dai francescani (carità, castità, umiltà, eroismo contro il male, coraggio nel martirio, monito per una buona morte). Tra le scene più significative: l’incontro dei tre vivi e dei tre morti, unica rappresentazione presente in Sardegna, che insieme a tematiche analoghe (danza macabra, trionfo della morte, abbraccio tra una giovane e la morte) costituisce l’espressione narrativa ed iconografica delle paure di carattere escatologico che pervasero i primi secoli del secondo millennio.Sulla sponda sinistra del fiume si trova il pittoresco quartiere artigianale di Sas Conzas, con i grandi fabbricati che si affacciano sul Temo, destinati dal '700 alla concia delle pelli, vero e proprio relitto di archeologia industriale.Il complesso, in attività ancora nell'immediato secondo dopo guerra, è stato classificato nel 1989, con decreto del Ministro per i Beni Culturali ed Ambientali, come monumento nazionale.Si tratta di un insieme di edifici che caratterizzano fortemente l'aspetto della riva sinistra del fiume con la loro architettura modulare e ripetitiva a timpani affiancati.