Il Comune di Gonnostramatza
Il paese, con una popolazione di circa 990 abitanti, si trova a 110 metri d'altitudine sulle sponde del rio Mogoro, che divide l'abitato nei due quartieri di "Su xiau mannu" (il vicinato grande) e "Su xiadeddu" (il vicinato piccolo): i due rioni sono collegati tra loro grazie a tre ponti, il più piccolo dei quali ha purtroppo preso il posto di un importante ponte romano a 5 arcate, abbattuto nel 1928.
Le origini di Gonnostramatza risalgono al periodo preistorico, come confermato dai numerosi reperti ritrovati nel territorio, tra i quali spicca una preziosissima collana d'oro (la più antica trovata in Sardegna) rinvenuta all'interno di una tomba risalente al periodo Eneolitico, appartenente al corredo funebre di un pastore-guerriero vissuto oltre 4000 anni fa. Nell'XI secolo capoluogo della curatoria di Parte Montis nel giudicato di Arborea, il borgo fino al 1600 fu il più importante della Marmilla, tanto che nel 1388 Eleonora d'Arborea vi stipulò il trattato di pace con Pietro IV d'Aragona. A partire dal 1410 spettò al marchesato di Oristano e dal 1478, dopo la sconfitta di Leonardo d'Alagon, entrò a far parte definitivamente della contea di Quirra, passando per le varie dinastie fino ad arrivare agli Osorio, ai quali fu riscattato nel 1839.
Nel territorio comunale si trova la chiesetta di San Paolo, l'unico edificio superstite dell'antico borgo di "Serzela", nella quale è murata una lapide in sardo che ricorda la distruzione, nel 1586, del paese di Uras da parte dei pirati saraceni guidati dal terribile capitano Barbarossa: l'iscrizione ha dato lo spunto per la realizzazione, nei locali del Monte Granatico, del museo "Turcos e Morus", l'unico in tutto il Mediterraneo che racconti la storia delle incursioni piratesche.
Gonnostramatza possiede quindi un importante patrimonio ambientale, archeologico, storico e culturale, che scoprirete navigando le sezioni dedicate del sito.
